Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (1Ts 1,1-5b)

Paolo e Silvano e Timòteo alla Chiesa dei Tessalonicési che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: a voi, grazia e pace. Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere e tenendo continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro. Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui. Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione.

Oggi e per le prossime 4 domeniche, la Chiesa propone alcuni brani della prima lettera ai Tessalonicesi, il cui autore principale è sempre Paolo.

Tessalonica era una ricca città commerciale e Paolo vi giunge intorno al 50 d.C. per annunciare il Vangelo ai giudei di quella zona, ma in realtà fu maggiormente ascoltato dai pagani e in particolare da alcune nobildonne (cfr. At 17,1-9). Proprio per questa accoglienza, i giudei provocarono un tumulto che allontanò molti dal messaggio annunciato e costrinse Paolo a lasciare la città e a dedicarsi al suo mestiere di tessitore di tende.

Più tardi lo raggiungono Sila e Timoteo da Tessalonica per portare notizie incoraggianti riguardo alla diffusione del Vangelo. Essi raccontano come la comunità di quella città sia diventata modello di fede e di carità fraterna e di come tutti attendessero con ansia e trepidazione il suo ritorno.

Paolo, molto stupito da questo cambiamento, decide di continuare ad annunciare Gesù Cristo mediante lettera che scrive con Timoteo e Sila da Corinto. Mostra una grande gioia perché la fede dei cristiani di Tessalonica è operosa in gesti di carità fraterna e la loro speranza non viene meno di fronte alle persecuzioni che interpretano come l’evento del ritorno del Signore che getta luce nell’oscurità del presente difficile e provato.

Per l’apostolo e per i due discepoli è motivo di incessante rendimento di grazie nella preghiera: «Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui» (v. 4). Essi riconoscono presente la potenza dello Spirito Santo che compie la sua opera per la salvezza delle anime. I Tessalonicesi, scrive Paolo, sanno bene «che siamo stati in mezzo a voi per il vostro bene» (v. 5b).

Nella nostra quotidianità, nelle famiglie e nelle comunità in generale, dobbiamo superare atteggiamenti, parole, sguardi, ecc. che possono turbare le relazioni e di fronte ai quali possiamo reagire con freddezza o con risposte umilianti per difenderci. Oggi non subiamo persecuzioni, ma ciò che accade ci lascia perplessi e tristi, a volte anche risentiti o rancorosi. Proviamo ad andare oltre fratelli, non perdiamo tempo a ruminare per un malinteso o uno sgarbo.

Queste incomprensioni mostrano quanto siamo fragili e immaturi spiritualmente, prendiamo il largo, «Duc in altum» diceva san Giovanni Paolo II, per donare frutti buoni e vini migliori! La carità fraterna che circola nelle nostre comunità ha un valore molto più prezioso!

Meditiamo:

– Mi sento parte della Chiesa, nuovo Israele, chiamata dal Signore?

– Qual è la qualità della mia fede? La mia carità è operosa? In che cosa spero?

– Riconosco l’azione dello Spirito Santo nella mia vita, quando voglio intraprendere qualcosa di nuovo?

– Rendo grazie al Signore di tutto riconoscendo quello che dice Paolo «Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8,28)?