Dal Martirologio
Festa della esaltazione della Santa Croce, che, il giorno dopo la dedicazione della basilica della Risurrezione eretta sul sepolcro di Cristo, viene esaltata e onorata come trofeo della sua vittoria pasquale e segno che apparirà in cielo ad annunciare a tutti la seconda venuta del Signore.
Nella festa della Santa Croce non viene esaltato il patibolo sul quale Gesù è morto, ma la Chiesa ricorda con solennità questo giorno perché la croce di Cristo ci ha manifestato il suo amore infinito da cui è scaturita la salvezza umana.
Nella seconda lettura tratta dalla lettera ai Filippesi, la croce è vista come il motivo di “esaltazione” di Cristo Gesù, Figlio di Dio.
Il Padre esalta il Figlio che ha accettato di obbedire fino al dono supremo della vita; la croce diventa così segno dell’obbedienza, come adesione che accompagna tutta la sua avventura terrena, per amore.
Da quando Cristo ha riempito d’amore e illuminato di vita la sua croce, il dolore e le circostanze apparentemente assurde delle nostre vicende umane hanno un senso: le condividiamo con Lui per rinascere con Lui a vita nuova. Così la croce piantata nel cuore e nella vita di ognuno di noi diventa albero di vita, da cui sgorga energia divina e grazia santificatrice.
È evidente che la croce non piace a nessuno. Non piace neanche a Gesù («Padre, se vuoi, allontana da me questo calice!» Lc 22,42a), ma, come scrive san Bernardo di Chiaravalle, «Gesù nutriva pensieri di pace e io non lo sapevo. Chi, infatti, conosce i sentimenti del Signore? (Ger 29,11). Ma il chiodo penetrando fu per me come una chiave che mi ha aperto perché io vedessi la volontà del Signore. È aperto l’ingresso al segreto del cuore per le ferite del corpo appaiono le viscere di misericordia del nostro Dio» (Sermoni sul Cantico dei cantici; Ser. LXI, 4)
“Chi è Dio?”, il cristianesimo risponde: «Cerca la risposta nel Crocefisso. Guarda il Crocefisso e vedrai Dio».
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