Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (1Tm 2,1-8)

Figlio mio, raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto messaggero e apostolo – dico la verità, non mentisco –, maestro dei pagani nella fede e nella verità. Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza contese.

Timoteo è ricordato nelle lettere di Paolo come un vero «figlio nella fede», fedele e collaboratore nell’evangelizzazione, come figlio riceve consigli utili per la catechesi e una sana e corretta pastorale nella chiesa di Efeso.

Paolo raccomanda che si preghi per coloro che ci governano perché possano vivere con dignità nelle vicende quotidiane, perché da loro dipende in gran parte il buon ordine, la pace della società e la conoscenza della verità. Ricordiamo che Gesù ha detto: «E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro» (Gv 17,26).

La nostra preghiera deve essere universale, come quella di Gesù. Quando il cristiano prega dimostra un grande cuore che abbraccia chiunque, soprattutto sofferenti, infermi, carcerati e le persone più dimenticate, perché fanno parte dei più piccoli bisognosi di amore e di attenzione. Anche San Benedetto ci invita a essere solleciti nella preghiera per chi è in difficoltà «perché “non sia sommerso da eccessiva tristezza”, in altre parole “non sia sommerso da eccessiva tristezza”, in altre parole “s’intensifichi la carità”, come dice l’Apostolo “e tutti preghino per lui”» (RB 27, 3-4).

In san Paolo l’esortazione alla preghiera e ad una vita sociale ordinata sfocia in una professione di fede «uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù» (v. 5).

Gesù ha donato se stesso a favore di tutti, scegliendo anche un tempo per la sua opera di salvezza. Niente ha lasciato al caso. Paolo si sente chiamato, come apostolo, a dare testimonianza alla verità. L’affermazione che chiude il brano riprende il tema della preghiera pubblica e personale. Si tratta di un’annotazione pratica da non trascurare: la preghiera con le mani alzate che ritroviamo anche nelle catacombe, una preghiera purificata dalle passioni, una preghiera di pace che ha il sapore dello Spirito di Dio presente nei suoi discepoli.

Domande:

  • Prego per i politici, i potenti delle nazioni, i miei superiori?
  • Prego per i miei colleghi, amici e familiari?
  • In che senso Gesù è mediatore tra me e Dio?
  • Purifico il mio cuore e le mie intenzioni per rivolgere a Dio una preghiera a lui gradita?