Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 17,1-9)
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
Vorrei iniziare questa riflessione con un breve richiamo al messaggio di papa Leone XIV per la quaresima 2026. La quaresima è il tempo per «rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio. […] Ogni cammino di conversione inizia quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito. […] Per questo, l’itinerario quaresimale diventa un’occasione propizia per prestare l’orecchio alla voce del Signore e rinnovare la decisione di seguire Cristo». La cosa prima da fare è dare spazio alla Parola di Dio attraverso l’ascolto per essere ricettivi e lasciarsi istruire da Lui. In secondo luogo, siamo chiamati a riscoprire la dimensione del digiuno perché «non digiuna veramente chi non sa nutrirsi della Parola di Dio» (Benedetto XVI). Infine, la quaresima mette in evidenza la dimensione comunitaria dell’ascolto della Parola di Dio affinché l’ascolto diventi forma della vita comune.
Passiamo ora al brano evangelico. Il testo che ci viene offerto oggi dalla liturgia della seconda domenica di Quaresima è quello dell’episodio della trasfigurazione di Gesù narrato dall’evangelista Matteo al capitolo 17,1-9. Si tratta di una pericope che racconta un evento comune ai tre vangeli sinottici ricco di riferimenti all’Antico Testamento e alla passione di Gesù. Il testo può essere suddiviso in tre parti: una prima parte in cui Gesù si trasfigura e compaiono le figure di Mosè ed Elia che dialogano con il Signore. Una seconda parte dai versetti 4 al 7 dove vediamo la reazione di Pietro e l’apparizione della nube luminosa con una voce (che è la voce di Dio) che esorta ad ascoltare Gesù, il figlio amato, che provoca nei discepoli una prima reazione di timore. Una terza parte dove Gesù, tornato nella sua ordinaria condizione di uomo, conforta i discepoli intimoriti e scendendo dal monte li esorta a non parlare di questa visione se non dopo la sua risurrezione.
L’episodio e della trasfigurazione è una delle tre grandi rivelazioni che Gesù fa del mistero nascosto sotto la realtà di un uomo qualunque. La prima rivelazione è agli inizi della vita pubblica al Giordano, quando si ode per la prima volta la voce di Dio che proclama “questo è il Figlio mio prediletto nel quale mi sono compiaciuto, ascoltatelo”. Al centro del Vangelo di Matteo c’è l’episodio della trasfigurazione che commentiamo oggi. Infine, ai piedi del Cristo crocifisso troviamo il centurione che d la definizione del Cristo nel suo mistero: “Davvero costui era il Figlio di Dio. Leggendo il testo mi sono posta una prima domanda: perché Gesù si trasfigura davanti ai discepoli? Il testo si apre con un riferimento cronologico: sei giorni dopo. Leggendo il capitolo precedente Gesù aveva posto una domanda decisiva ai discepoli, cioè “voi chi dite che io sia?”. A questa domanda Pietro aveva risposto “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente! Alla professione di fede di Pietro era seguito da parte del Signore il primo annuncio della Passione, con la conseguente incomprensione di Pietro e il rimprovero di Gesù. Per il Signore è fondamentale far capire ai discepoli che seguirlo significa entrare nella logica della croce, quella croce che il Venerdì Santo provocherà tanto scandalo negli stessi discepoli. Il riferimento cronologico viene anche interpretato da Origene come un numero perfetto che rimanda ai sei giorni della creazione e si riferisce a colui che oltrepassa tutte le realtà perché ha fissato lo sguardo non più sulle realtà visibili, ma solo su quelle invisibili. Se uno di noi vuole che Gesù lo prenda con sé e lo porti su un alto monte e lo renda degno di contemplare in disparte la sua trasfigurazione, deve oltrepassare i sei giorni, cioè non fissare lo sguardo sulle realtà visibili e non amare più il mondo e ciò che è in esso.
Il testo della Trasfigurazione posto subito dopo è un collegamento tra passato e futuro per aiutare a comprendere il destino del Cristo e la sequela dei discepoli. Nella trasfigurazione il Cristo irradia la luce eterna e appare senza veli. Nel duro cammino che affrontano i discepoli Gesù li orienta al fine ultimo.
La luminosa figura del Signore collocata su un monte che richiama la scalata di Mosè al Sinai evoca l’incontro con Dio e la sua gloria. Gesù in questo episodio insegna ai suoi discepoli a fare un salto per guardare Gesù dal punto di vista divino, oltre le apparenze ed è in questo momento, attraverso questa trasfigurazione che si può fare il salto per gettare lo sguardo nell’intimità divina, là dove si rivela dalle parole del Padre la reciprocità dell’amore tra Padre e Figlio. In questa teofania, cioè visione rivelata, la Parola di Dio si rende visibile come luce, che è una delle immagini più importanti per parlare degli attributi divini, particolarmente nelle scene delle apparizioni pasquali del Cristo glorioso. Il cambiamento di Gesù anche nel suo aspetto (volto ma anche vesti) incarna il destino che i giusti avranno nel giudizio quando nel Regno del Padre rispenderanno come il sole (Mt. 13, 43).
Gesù incontra nella sua trasfigurazione due figure importanti nella storia sacra: Mosè ed Elia. In questo contesto essi rappresentano il mondo celeste e il contatto che Gesù ha con questo mondo. Inoltre, sono due figure citate da Gesù anche per parlare degli abusi commessi dai farisei e dagli scribi: a Mosè hanno sottratto la cattedra e d Elia non è stato riconosciuto tramite il ministero del Battista. Lo stesso Gesù verrà collegato al profeta Elia da alcuni che lo hanno scambiato per la sua reincarnazione.
In conclusione, Gesù condivide con queste due figure autorevoli anche il destino di profeta perseguitato. I due profeti, associati al destino di sofferenza di Gesù lo sono anche nella sua gloria.
La visione di pace e bellezza che è davanti agli occhi di Pietro lo spinge a desiderare di fermare quell’istante costruendo tre tende. Ma l’estasi di Pietro che lo spinge ad impadronirsi del dono ricevuto è in vista di un servizio che dora in poi dovrà essere di maggiore consapevolezza nel conoscere di più il proprio Maestro.
La comparsa della nube rievoca l’ingresso di Mosé nella tenda del convegno dove appunto “il Signore parlava con Mosé faccia a faccia, come un uomo parla con un proprio amico”. La nube luminosa è associata alla voce. Se nella prima parte abbiamo una visione, ora si passa all’ascolto e qui c’è un passaggio decisivo perché si rivela la vera identità di Gesù come Figlio del Padre, l’amato, l’eletto obbediente cioè pienamente sottomesso alla volontà di Dio che accetta il cammino di abbassamento proprio del Messia annunciato dagli oracoli profetici. Sul monte della trasfigurazione è il Padre che proclama Gesù come su figlio e rivolge ai discepoli il comando rivolto un tempo a Israele (Dt 6,4) Schemà, cioè l’invito all’ascolto che è l’inizio di ogni storia di alleanza. Le parole del Figlio di Dio vanno ascoltate come quelle dell’alleanza e seguire Gesù è vivere pienamente nell’alleanza.
I discepoli di fronte alla voce di Dio sono presi dal panico, come Israele in Dt 25,22-27. La manifestazione di Dio nella vita dell’uomo è sempre eccedente e provoca dei discepoli un senso di timore. Ma Gesù non lascia in questo timore, sempre la manifestazione redentrice di Dio offre questa espressione che infonde fiducia: «non abbiate timore». Eccellente prova che pure Gesù non manca mai di sottolineare anche nei suoi aspetti più difficili, non siamo mai soli. Gesù è accanto a noi per infonderci il coraggio di operare le scelte che esige il cammino verso la Pasqua. Dopo che Gesù non è più immerso nell’atmosfera della gloria divina, ma è Gesù solo nel suo aspetto umano. Qui vediamo che il Signore torna al passo della storia degli uomini e scendendo a valle chiede silenzio, poiché ciò che è accaduto può essere compreso solo alla luce della Pasqua.
Per questo possiamo dire che la luce della trasfigurazione prepara quella della resurrezione.
Accogliendo una suggestione del card. Ravasi, in questa luminosa pagina di Vangelo di Matteo abbiamo contemplato i due grandi segni della trasfigurazione che annunciano la Pasqua. Un primo fondamentale segno è quello della voce divina che, come già detto, rivela la vera identità di Gesù: «questi è il figlio mio prediletto, ascoltatelo». Ecco il primo fondamentale annuncio, la prima dimensione che tocca la vita non solo di ogni credente, ma di ogni persona che cerca veramente Dio. Mettersi in obbediente ascolto di quella voce che sempre in qualche modo risuona nel nostro cuore affamato di verità. Quella voce di Dio che sempre cerca di raggiungerci attraverso gli eventi e le persone che ogni giorno incontriamo.
Nel secondo segno della luce che avvolge tutta la trasfigurazione di Gesù e gli stessi discepoli cogliamo l’intima trasformazione che rivela la misteriosa realtà del Cristo e che svela anche il nostro destino di Figli della luce. Se da una parte possiamo dire che la voce ci conduce al Cristo, dall’latra la luce ci trasforma in Lui. La voce indica la via della vita, la lice inaugura il nuovo giorno della salvezza.
Davanti a questo immenso mistero possiamo raccoglierci in preghiera nella fede che anche noi ogni giorno possiamo in piccola parte percorrere il mistero della trasfigurazione.
Recent Comments