Meditazione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 4,5-42)
In questo capitolo del Vangelo di Giovanni incontriamo Gesù in cammino dalla Galilea verso Gerusalemme, ma non percorre la via più breve o più frequentata, bensì decide di passare per la Samaria, territorio brullo e abitato dai Samaritani, ritenuti dai Giudei come degli eretici. Anch’essi discendono dalla stirpe di Giacobbe, ma non riconoscono il tempio di Gerusalemme come luogo dove adorare Dio.
La nostra meditazione inizia dall’osservazione di un dipinto di questo episodio realizzato da Lavinia Fontana presente in casa nostra, messo a confronto con altre rappresentazioni sei-settecentesche.
Gesù è in movimento, arriva al pozzo e si siede. Questo è un luogo simbolico: il pozzo è un luogo di incontri, un luogo di vita per via dell’acqua, ma anche della profondità di noi stessi; un luogo dove Gesù vuole creare una relazione, un ponte percorribile tra lui e l’uomo, anche perché sa di voler incontrare qualcuno che non conosce perché si trova in una terra straniera.
Il Messia è stanco e si siede, intanto i discepoli proseguono verso la città in cerca di vettovaglie, intanto arriva una donna del luogo, piuttosto ardita, che va a prendere l’acqua in un orario inconsueto, a mezzogiorno, quando non c’è nessuno in giro, forse non vuole esporsi agli altri, non è particolarmente stimata.
Entrambi hanno bisogno, una necessità, apparentemente è l’acqua, ma nel corso del dialogo si capisce che è necessario andare a fondo. Gesù la sta aspettando e apre il dialogo chiedendo l’acqua, ma gli atteggiamenti sono molto diversi. Lo vediamo anche dal quadro in cui lei è in piedi con una postura piuttosto imponente e quasi aggressiva, le sue parole sono ironiche e provocatorie. Gesù, invece, è raffigurato calmo e rilassato, pronto e attento ad ascoltare.
Vediamo che il loro scambio si articola in tre tappe nelle quali si delinea il processo di cambiamento della Samaritana. Prima di tutto l’acqua, cioè i bisogni terreni simboleggiati anche dall’anfora vuota, e quale sia la vera acqua viva. Poi si sposta sulle relazioni, cioè la presenza di un marito e il bisogno della conoscenza delle realtà fisiche. In terzo luogo, abbiamo il problema della conoscenza spirituale, cioè dove è veramente giusto adorare Dio.
Gesù guida il dialogo e porta piano piano la Samaritana ad ammettere che non ha nulla ed è bisognosa di tutto. Lei si apre sempre di più ad accogliere il mistero e quando la chiama “donna” allora capiamo che lei è pronta a comprendere e ad accogliere la rivelazione, ad accogliere la verità e una nuova conoscenza.
La Samaritana è talmente riempita e trasformata da questa novità che l’ha invasa che ora lascia l’anfora e piena di grazia corre ad annunciare a tutti Gesù, diventando una missionaria ancor prima della Passione e della risurrezione.
Tutti possiamo intraprendere questo dialogo con Gesù, esserne trasformati e diventarne annunciatori al mondo. Avventuriamoci, quindi, nella Samaria del nostro cuore e andiamo ad abbeveraci a quell’acqua che zampilla grazie alla quale non avremo più sete.
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