Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo (Mt 27,45-56)
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito. Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!». Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.
Il brano della Passione del Signore viene riportato da tutti e quattro gli evangelisti: Matteo, Marco, Luca e Giovanni.
Nell’anno A la liturgia delle Palme riporta quella narrata da Matteo. La nostra lectio si basa soltanto su una parte di questo lungo testo.
Per comprendere meglio il Vangelo di questa domenica, ma soprattutto il mistero della Passione del Signore Gesù, richiamiamo la prima lettura tratta dal profeta Isaia, più precisamente la seconda parte, capitoli 40-55, detta Deutero Isaia o “libro della Consolazione”. Nel capitolo 50 entra in scena un personaggio misterioso: è il “Servo del Signore” che parla. La sua storia viene raccontata in quattro brani: Is 42,1-7; Is 49,1-6; Is 50,4-9; Is 52,13-53-53,2-12.
I primi cristiani hanno subito riconosciuto in questo “Servo del Signore” l’immagine di Gesù. La Passione del Signore rivela la fine del servo di cui parla il libro di Isaia: ha pagato la fedeltà al Padre che lo ha inviato per liberarci dal peso del peccato.
La seconda lettura di Paolo ai Filippesi conferma la condizione del Servo assunto da Gesù che «umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (Fil 2,8).
Abbiamo anche passi paralleli voluti da Matteo fra la passione di Gesù e il dramma vissuto dal Giusto di cui parla il Salmo 21: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (sal 21,1).
Come Gesù, anche quel Giusto emette un grido prima di morire (sal 21,25).
Le somiglianze sono una scelta teologica dell’evangelista Matteo per aiutare noi e chiunque legge ad andare oltre il fatto di cronaca per cogliere il significato profondo degli avvenimenti accaduti.
Matteo scrive per i Giudei abituati tramite le catechesi dei rabbini ad attendere un Messia potente e vigoroso dominatore. La vita di Gesù ai nostri occhi si è conclusa come un apparente fallimento, chi lo avrebbe presentato come Messia?
Dio non ha salvato con un miracolo il suo Cristo, ricordiamo la sfida beffarda delle autorità di Israele: «scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio!”» (Mt 27, 39-44).
Dio non ha impedito l’indicibile sofferenza del figlio, ma ha trasformato la sua sconfitta in vittoria, la sua morte in vita nuova, la sua tomba in un grembo dal quale fiorì vita eterna.
Nel suo Figlio Dio ci ha fatto sapere che non impedisce il male, ma gli toglie il potere di nuocere e rende capace l’uomo di crescere spiritualmente e di partecipare alla sua passione e risurrezione.
Gesù stesso lo ha annunciato: «se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo; se mure produce molto frutto» (Gv 12,24).
C’è un grande mistero nell’ultimo grido di Gesù prima di morire. Cristo svuotò il suo cuore di tutto l’amore racchiuso in quel cuore divino per riversarlo sull’umanità dall’Incarnazione fino a diventare «uomo dei dolori che ben conosce il patire» (Is 53,3). «Ecco quel cuore divino che ha tanto amato gli uomini dai quali non riceve che ingratitudine» (rivelazione di Gesù a s. Margherita Maria Alacoque).
Arrendiamoci a questo fuoco che è l’amore personificato in Gesù. Lasciarsi afferrare è più importante che comprendere. Lo spirito che emise al momento della sua morte è stato consegnato a noi come dono: è lo Spirito Santo, Amore vivo e attuale. Il grido di Gesù sulla croce è il grido di uno che muore partorendo una vita del tutto nuova che solo Dio può donare. «Veramente quest’uomo era figlio di Dio» (Mc 15,39 e Mt 27,55). Il centurione è il primo germoglio di quel grido: divenne credente!
Matteo racconta i fatti straordinari accaduti alla morte di Gesù (Mt 27,51-56) «la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono». Non è una cronaca, ma affermazioni di un teologo che alla morte di Gesù riconosce la nascita di un mondo nuovo. Ci sono altre rocce che devono saltare, sono i nostri cuori di pietra che mai si sono spezzati, mai hanno riflettuto, mai hanno pianto.
Gesù ci ha mostrato la grandezza del suo amore per richiamare gli uomini, noi, al suo cuore divino. È un messaggio di speranza, di fede e di gioia verso tutti coloro che sono nel dolore e nell’angoscia, di coloro che ancora oggi si sentono avvolti da tenebre di morte.
La morte di Gesù e la nostra morte, la morte di ogni uomo e donna non sono l’ultima parola: Cristo è risorto e noi risorgeremo con Lui. «Le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi» (Rm 8,18). San Benedetto nel Prologo della Regola ricorda: «Saremo perseveranti fino alla morte e parteciperemo con la pazienza ai patimenti di Cristo per meritare di essere anche partecipi del suo Regno».
Questa è la nostra fede vissuta anche nelle prove e nei giorni dolorosi al cuore umano.
Preghiera a Gesù Crocifisso (S. Bonaventura)
Contempla, anima mia, Gesù crocifisso
a quale prezzo ti ha riscattata.
Ammira, ringrazia, ama, loda e adora!
Ora svègliati e guarda quel viso
già luminoso di grande bellezza,
adesso ridotto per te a un orrore.
Mira e considera, anima mia, il prodigio
compiuto dal suo amore infinito.
Gesù fu schernito, perché tu sia onorata;
fu flagellato, perché tu abbia conforto;
fu crocifisso, per darti la libertà;
venne immolato come agnello,
per nutrirti di grazia;
venne ucciso, per ridarti la vita.
Coraggio, anima mia, amica di Cristo,
non stancarti di seguire i suoi passi.
E se mai ti accadrà di soffrire
crudeltà, tristezze, dolori e pene
alza a lui il tuo sguardo.
Osserva la corona di spine,
i chiodi di ferro, la lancia del costato,
quel volto divino velato di sangue
e riprendi coraggio.
Egli ti ama, ti guarda e ti ha riscattata,
cammina con lui e vivi per lui.
Ammira, ringrazia, ama, loda e adora. Amen
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