Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 5,6-11 )
Fratelli, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.
Paolo si sente molto amato da Dio, nelle sue lettere lo ripete con parole profonde di fede, frasi che sono delle elevazioni all’amore che Dio ha per noi. Egli per primo sperimenta di essere raggiunto dall’amore di Dio, in Cristo crocifisso, mentre era un nemico e un persecutore.
La riconciliazione dell’umanità con Dio è avvenuta per mezzo della morte del Figlio. «Dio dimostra il suo amore per noi nel fatto che, mentre eravamo – siamo (n.d.r.) – ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Rm 5,8). Si percepisce tutta l’intensità della sua esperienza personale.
Questo amore genera sempre una chiamata è un invito. Quando Dio ci ama, non ci trattiene per sè, come succede spesso nell’amore puramente umano: è una tentazione nella quale possiamo cadere per egoismo e individualismo.
L’amore di Dio è donato affinché, attraverso il dono, altri possano percepire lo stesso sguardo di compassione e di tenerezza.
Il sangue di Cristo versato nella Passione ci ha resi giusti, il suo sangue è compimento del sangue dell’agnello con il quale gli israeliti avevano segnato le proprie porte per evitare la morte dei loro primogeniti. Noi siamo salvati dalle conseguenze delle nostre colpe.
Paolo ribadisce la certezza che già ora partecipiamo in pienezza alla sua vita. Anche se non portiamo nessun merito, possiamo gloriarci dello stesso Cristo che ci ha meritato questa pace con Dio e l’entrata in una vita davvero piena e libera. «Gratuitamente avevate ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10.8).
Il dono di Dio ci rende responsabili e ci chiama a donare con altrettanta gratuità. Questa è la bellezza dei discepoli e del nostro impegno.
Domande:
- in che cosa ripongo la mia speranza?
- pensi mai che Gesù è moto per me?
- sono convinto/a di essere oggetto di tanto amore da Gesù? Credo a questo amore?
Abbiamo bisogno di ricordarcelo, farne un «memoriale» che ci porta a vivere con gioia la nostra fede.
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