Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 5,12-15)
Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti.
Il mondo ha perso il senso del peccato. Ha paura dell’inquinamento, dei virus, della guerra atomica, ecc. fuorché del peccato. Non ha paura della guerra a Dio, l’Onnipotente, l’Amore in persona che ha sacrificato suo Figlio per ottenerci perdono, misericordia e salvezza eterna. «Dio ha tanto amato il mondo – scrive Giovanni – da offrire suo Figlio […]. Il suo sangue ci purifica da ogni peccato» (Gv 1,7). Dice ancora Giovanni: «Ricevete lo Spirito Santo, a chi rimetterete i peccati saranno rimessi» (Gv 20,22 ss). Lo Spirito Santo ci libera dal peccato. La cosa di gran lunga più importante a proposito del peccato è che Dio perdona i peccati; Dio si fa giustizia facendo misericordia. S. Agostino spiega chiaramente «la giustizia di Dio è quella grazia alla quale, per sua grazia, noi diventiamo giusti».
Nel brano ai Romani, Paolo pone a confronto Adamo e Gesù: è stato Adamo con la sua disobbedienza e il suo orgoglio a far entrare il peccato nel mondo, ma Cristo con la sua obbedienza al Padre ci rende giusti davanti a Dio. Grazie a Lui riceviamo la vita e partecipiamo al Regno di Colui che, sceso e asceso, ci eleva con Lui alla gloria.
Dio ha preso l’iniziativa della salvezza: ha fatto venire il suo Regno, noi dobbiamo accogliere, nella fede, l’offerta di Dio e viverne le esigenze. La porta del Regno è la fede, siamo giustificati per la fede. Siamo salvi per grazia mediante la fede, dono di Dio. Accogliamo il dono «come un bambino» non a titolo di merito! Per merito di Cristo Signore, Dio ha comunicato a tutti la sua vita. San Benedetto ne era consapevole quando presenta la sua proposta alla vita monastica come un percorso di ritorno a Dio – da cui la viltà della disobbedienza ci ha allontanati – attraverso la fatica dell’obbedienza.
Carissimi, se possiamo percorrere questa strada è perché Cristo ci ha preceduto con l’obbedienza al Padre tramite la quale ci ha dato la salvezza.
Nella notte di Pasqua abbiamo cantato nell’Exultet: «Davvero era necessario il peccato di Adamo, che è stato distrutto con la morte del Cristo. Felice colpa, che meritò di avere un così grande Redentore!»
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