Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (1Ts 1,5c-10)
Fratelli, ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene. E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, così da diventare modello per tutti i credenti della Macedònia e dell’Acàia. Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedònia e in Acàia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne. Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene.
La scorsa domenica abbiamo letto che Paolo, Timoteo e Sila attestavano come la diffusione del Vangelo in mezzo ai Tessalonicesi sia stata opera della potenza dello Spirito Santo. Ora l’Apostolo dichiara che anche la loro vita dà testimonianza in favore dell’autenticità del messaggio evangelico. I cristiani di Tessalonica sono diventati adulti convinti nella fede, coraggiosi e perseveranti nonostante gli attacchi delle forze del male. La testimonianza del loro agire diventa lievito per i cristiani dell’Acaia e della Macedonia. L’entusiasmo della chiesa di Tessalonica, credibile poiché messa alla prova, la sua profonda fede, gioiosa e contagiosa è modello per ogni comunità ecclesiale che vuole essere luce e fermento nel mondo di oggi. L’efficacia del Vangelo è, quindi, vita ed esperienza, non soltanto dottrina.
La Parola del Signore si diffonde e si radica nella storia. Nella nostra società, satura di parole, discorsi e immagini, questo brano ci ricorda che la testimonianza autentica vale più delle prediche. S. Paolo VI durante l’Udienza al Pontificio Consiglio per i laici del 2 ottobre 1974 disse: «L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni», in particolare nelle difficoltà. Seguire Gesù non garantisce assenza di prove, chi ama Gesù soffre e offre. Dio dona la presenza dello Spirito che dà la grazia e la gioia interiore anche nelle avversità.
Ne L’imitazione di Cristo leggiamo: «La verità è che la vera pace, in questa nostra misera vita, la dobbiamo far consistere nel saper sopportare con umiltà, piuttosto che nel non avere contrarietà» (Libro II, capitolo III).
Anche in questi nostri tempi siamo chiamati a convertirci dagli idoli moderni (denaro, ego, potere, tecnologia, ecc.) al Dio vivente e vero con responsabilità.
Questo brano richiama il Vangelo di questa domenica che mette al centro l’amore vissuto nella vita concreta. Gesù dice che amare Dio con tutto il cuore e il prossimo è la sintesi di tutta la fede. Amare diventa esempio per gli altri.
Meditiamo:
– la nostra fede è testimonianza?
– i nostri gesti parlano di Gesù?
– la nostra vita cristiana genera testimonianza?
Se rispondiamo sì, la fede è certamente credere, ma soprattutto vivere.
Insegnaci, Signore Gesù, ad approfondire la nostra fede, a crescere nella fede, a vivere la fede per essere testimoni di fede e di amore. Amen
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