Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 1,13-15.29-32)

Fratelli, a voi, genti, ecco che cosa dico: come apostolo delle genti, io faccio onore al mio ministero, nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. Se infatti il loro essere rifiutati è stata una riconciliazione del mondo, che cosa sarà la loro riammissione se non una vita dai morti? Infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della loro disobbedienza, così anch’essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, perché anch’essi ottengano misericordia. Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti!

Con la scorsa domenica era stata introdotta l’afflizione di Paolo per la situazione del suo popolo, il popolo di Israele, che non aveva accolto la predicazione e la persona di Gesù Cristo. Questo non significa che le promesse di Dio non siano più valide anche per Israele, ma è necessario che aderiscano alla fede in Cristo.

Le parole di Paolo sono rivolte agli israeliti di Roma convertiti al cristianesimo. Forse proprio loro avevano sollevato il problema degli Ebrei che non accolgono Gesù come il Cristo, Figlio di Dio: è il dramma interiore di Paolo espresso nei capitoli 9-11 di questa lettera. Egli si presenta come «apostolo delle genti» chiamato ad annunciare a tutto il mondo il Vangelo, compreso Israele. Gli sta molto a cuore l’accorato desiderio di condurre a Cristo il suo popolo!

Nel brano di questa domenica, Paolo cerca di comprendere come il loro indurimento abbia un risvolto positivo: ha favorito l’accesso dei pagani alla fede. I Giudei, infatti, hanno una mentalità esclusivista, se avessero creduto non avrebbero permesso ai pagani di essere accolti a pieno titolo nella Chiesa; ma non per questo sono condannati, Dio non ritira le sue promesse, anzi le ha mantenute.

L’incredulità verso Cristo da parte del popolo dei Giudei non può essere definitiva, un giorno anche loro riconosceranno in Gesù il Messia annunciato dai profeti. E allora sarà festa e gioia grande, perché saremo testimoni di un’autentica «risurrezione dai morti». La misericordia di Dio abbraccerà tutti in un unico amplesso di pace e di giustizia.

Meditiamo:

  • Ho provato gelosia per i carismi di altri?
  • Credo al mistero dell’incarnazione, passione, morte e risurrezione di Gesù, Figlio di Dio, per amore di ogni uomo e di ogni donna su questa terra?
  • Mi sono mai sentito/a mancante dei confronti di Dio? In che senso?
  • Ho fatto esperienza nella mia vita della misericordia di Dio?