Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini (Ef 1,3-6.15-18)
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. Perciò anch’io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.
In questa seconda domenica dopo Natale, la liturgia porta la nostra riflessione sul Verbo, la Parola, cioè Gesù. Nell’Antico testamento ci viene presentato come la Sapienza, creata prima di tutte le cose e destinata a durare in eterno. Già nel brano del Siracide che leggiamo oggi il Signore le ordina di scendere sulla terra e di porre la sua tenda in mezzo al popolo di Israele, eredità di Dio.
Nel Vangelo di oggi, il Prologo di Giovanni, vediamo il compiersi del progetto di Dio, la Sapienza, cioè il Verbo, cioè Gesù, si è incarnato e venne ad abitare e abita in mezzo a noi, ma non tutti lo hanno accolto. Coloro che lo stavano aspettando da secoli non lo riconoscono, non comprendono pienamente il disegno di amore di Dio per noi, ma chi lo comprende e lo riconosce ha l’opportunità di diventare figlio di Dio e accedere all’eredità eterna.
San Paolo nella sua lettera agli Efesini sprona a fare un passo in più, a prendere coscienza della nostra statura umana, cioè della nostra capacità di conoscere il Signore tramite il dono di uno spirito di sapienza. E molto di più: il nostro cuore, vale a dire in senso biblico il centro della nostra persona, la parte più profonda di noi stessi, possa essere illuminato per comprendere a quale speranza siamo chiamati e quale tesoro di grazia sia questa eredità.
Molti padri della Chiesa ci esortano proprio a prendere coscienza che la nostra natura umana è capace di riconoscere di Dio, Gesù nella sua forma umana ce lo mostra, come dice Giovanni, e ancora di più ci rende partecipi dell’eredità del Regno di Dio, come preghiamo con il salmo 82, 6 «Io ho detto: “Voi siete dei, siete tutti figli dell’Altissimo”».
San Benedetto ci esorta proprio già dal Prologo della sua Regola a prendere coscienza, a fare memoria di questa nostra statura umana e, quindi, vivere all’altezza di essa. Per fare questo è importante una comunità che si aiuta vicendevolmente ad imparare a fare memoria e a educarsi a vivere come figli di Dio. Invito tutti noi a tenerlo presente per tutto questo nuovo anno appena cominciato.
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