Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1Cor 1,10-13.17)
Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire. Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo». È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo? Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.
Paolo, quando scrive alle chiese da lui fondate, definisce i cristiani «fratelli», perché battezzati nel nome di Cristo, «Andate e battezzate nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19-20). Paolo nell’annunciare il Vangelo, rimane sempre fedele al mandato di Gesù che ha incontrato sulla via di Damasco (At 9,1-19; 22,6-16).
Egli parla anche a noi oggi; mentre ascoltiamo le sue parole nella liturgia domenicale, Paolo rimprovera i Corinzi che discutono la loro appartenenza, si schierano come i partiti politici, ora verso Pietro, ora verso Apollo o verso lui. L’appartenenza non è ad una persona, ma a Cristo Signore.
Battezzati in Cristo, apparteniamo a Cristo, siamo uno in Cristo!
Preghiamo per l’unità della Chiesa, e va bene, ma poi è necessario coltivare i frutti dello Spirito: perdono, bontà, misericordia, benevolenza, mitezza (Gal 5,22) che ci indicano la via dell’amore vero.
Questi frutti ci fanno uno in cristo! Essere innamorati di Cristo genera unità interiore e comunione con gli altri.
La comunione di una famiglia si manifesta prima di tutto nel parlare, espressione di una realtà più profonda: siamo figli di uno stesso Padre e fratelli in Gesù figlio di Dio e figlio dell’uomo.
La promessa di Gesù, «quando sarò elevato attirerò tutti a me» (Gv 12,32), è potenza e sapienza di Dio, oltre ad annunciare l’unità dei credenti che oggi siamo noi. Chi opera divisioni con le parole e l’agire inquina e rende vana la Croce su cui Gesù è morto perché tutti fossimo chiamati alla salvezza. La fede nella potenza della croce non si sperimenta in un sogno o nel sentimento, ma dentro la vita quotidiana, è nelle pieghe del quotidiano che la nostra vita si risolve in santità.
Se fossimo capaci di credere nelle cose più semplici e più umili che vengono proprio dal basso!
Non ci facciamo sfuggire questa realtà carica di grazia con mille scuse di comodo!
Domande per riflettere:
- Quale significato ha per me la croce di Cristo?
- Cosa significa per me appartenere alla Chiesa universale?
Recent Comments