Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 8,9.11-13)

Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

La nostra esistenza è creata sotto un progetto di felicità e di beatitudine eterna. Ricordiamo le beatitudini proclamate da Gesù davanti a coloro che, da lui attratti, ascoltavano la sua voce: beati i poveri in spirito, beati i miti, beati i puri di cuore, beati i misericordiosi … (cfr Mt 5, 1-12). Possiamo sostituire alla parola “beati” la parola “felici”.

Questa forma di felicità ci inquieta: su questa strada s’incontra la croce, ma ci porta verso la risurrezione e la vita.

I beni materiali e il successo possono farti credere che tutto è nelle tue mani, che non hai bisogno di nulla; mentre il povero chiede, cerca, ha il cuore aperto verso il Signore. Il puro di cuore è libero da se stesso, dal proprio ego, è colui che guarda gli altri e le cose con gli occhi di Dio. Il misericordioso è colui che non impara la saggezza del mondo. Per Dio è beato chi sa perdonare e si sente perdonato. È beato nel piano di Dio ed è in comunione con Lui. Operatore di pace è chi non mette se stesso al centro, chi non guadagna a spese degli altri, chi entra nei dissidi per appianare le contese, “chi non accende il fuoco, ma lo spegne”, chi non pretende di dire sempre l’ultima parola per avere ragione. Soprattutto è beato chi sa perdere per amore di Cristo.

Ma perché mi sono diffusa a parlare delle Beatitudini, visto che il testo è un altro?

Le Beatitudini sono una segnaletica verso i frutti dello Spirito, sono porte attraverso le quali si accede al Regno. Le Beatitudini puntano in alto, appartengono a una sorta di “alta qualità” spirituale. Siamo fatti per il Cielo non per rimanere a razzolare sulla terra come le galline. Le opere contrarie ci allontanano da Dio e dagli altri. Vogliamo scegliere sempre la vita e la gioia del Vangelo delle Beatitudini.

Meditando questo testo, siamo portati al centro della spiritualità evangelica; esse ci aiutano a rimanere nelle mani dello Spirito e a scegliere la vita, quella vera ed eterna!

San Gregorio Magno scrive di san Benedetto che «mai si diede alle gioie che passano» dirigendo invece tutta la sua vita verso il mondo che non passa, verso le realtà che rimangono, che sono eterne, verso Cristo stesso.