Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 11,33-36)
O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto insondabili sono i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo tanto da riceverne il contraccambio? Poiché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.
Paolo chiude con questo inno di lode e dossologia la prima parte della lettera ai Romani, in cui celebra la sapienza e la salvezza di Dio.
Il brano conclude contemporaneamente l’esposizione del problema che ha tanto addolorato Paolo: il rifiuto del suo popolo nel riconoscere in Gesù il Messia di Dio. Abbiamo già citato come l’infedeltà di Israele ha permesso ai pagani di entrare a far parte della Chiesa. Le persecuzioni dei Giudei hanno costretto i discepoli a lasciare Gerusalemme, a disperdersi per il mondo e ad annunciare il Vangelo ai pagani (At 11,19-21).
Di fronte a questa «provvidenza divina» nel guidare gli eventi della storia e perciò a trarre il bene anche dal male, Paolo con meraviglia esclama: «Quando è grande la sapienza e la scienza di Dio e come sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie» (v.33).
La bontà e i disegni di Dio sono davvero incomprensibili e imprevedibili nella storia dei popoli e nella storia personale e comunitaria.
Il mistero del male di cui soffre l’umanità è inspiegabile, lo possiamo comprendere solo in parte. Paolo invita a inchinarsi di fronte al mistero e a riconoscere umilmente che le vie del Signore no sono le nostre.
Abbiamo però una certezza proveniente dalla fede: tutto è guidato dall’amore del Padre, e ogni avvenimento, anche il più doloroso, ha comunque un senso.
Se Dio ha il potere di innestare di nuovo Israele, che ha rifiutato il Messia, tanto più a noi che siamo suoi figli, sana le aree della nostra vita nelle quali abbiamo riportato sconfitte. Dio ha il potere di far arrivare la sua linfa vitale nei rami morti della tua e nostra vita. Il Vangelo ci insegna a sperare in Lui, ci chiede unicamente di seguire le ispirazioni della sua grazia.
Meditiamo:
– Mi stupisco davanti all’opera di Dio, nel creato e nella vita quotidiana del mio prossimo?
– Ho avuto momenti di ribellione nella mia vita chiamando Dio in causa come responsabile delle mie sofferenze?
– Guardo gli eventi della vita con fede o solo razionalmente?
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