Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 8,18-23)
Fratelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio. La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.
Tutta la creazione è in attesa di una manifestazione, meglio dire in attesa della rivelazione. Dio si è rivelato in Gesù, abbiamo anche un libro canonico in questo senso, l’Apocalisse che significa Rivelazione. C’è qualcosa di più, è in atto la rivelazione, quella ultima e definitiva.
Paolo con un battito d’ali ci porta oltre, fino a Dio, entriamo «nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21). Dio è munifico, non fa matematica con i suoi figli. Ricordiamo che Paolo rapito fino al terzo cielo udì parole ineffabili che non è lecito pronunciare (cfr 2Cor 12,4).
Nel brano di oggi, Paolo ci esorta alla speranza, però sa e afferma che le sofferenze terrene sono di un momento rispetto alla futura gloria che Dio prepara per noi. Ogni fatica, ogni dolore e ogni angoscia vengono trasfigurate dall’abbandono in Dio e dalla speranza cristiana.
La grande sofferenza che Paolo e i cristiani attraversavano in quel tempo fa dire all’apostolo parole rassicuranti e spiega come Dio agisce, rovescia e trasfigura tutto, compresa la creazione di cui siamo parte. Sorgerà una nuova umanità. L’adesione della nostra vita a Cristo non è affatto sterile, certamente «gemiamo interiormente» (v. 23), ma crediamo che la fede nella presenza dello Spirito si manifesterà in pienezza e per sempre.
Meditiamo:
- Come affronto le sofferenze che talvolta mi trovo a vivere?
- Sono felice o sento che mi manca qualcosa alla pienezza di vita?
- Come vivo nel concreto la mia fede nel Figlio di Dio?
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