Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 8,28-30)

Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati.

«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando» (Gv 15,12-14). Chiamati da Dio ad amare, perché l’essenza di Dio non può che essere amore, un amore votato alla donazione di se stesso, allo svuotamento della sua divinità per accogliere in sé la nostra umanità, fuorché il peccato. Vero Dio e vero uomo.

O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Chi gli ha dato qualcosa per primo, sì che abbia a riceverne il contraccambio? (cfr Rm 11,33-35).

L’effluvio di questa sorgente di amore ci ha coinvolto nel suo disegno di nuove creature destinate alla santità, conformi a Cristo. Tutta l’umanità amata da Dio, personalmente, è partecipe della sua gloria: «quelli che ha giustificati, li ha anche glorificati» (v. 30).

I mezzi per raggiungere questo fine si ricevono per suo comando dalla Chiesa: il Battesimo, la chiamata alla fede, lo Spirito Santo che prega in noi, l’Eucaristia, pane di vita, il perdono dei peccati con la Riconciliazione.

L’amore di Dio previene l’uomo, la scoperta del suo sguardo benevolo verso l’umanità, fa rispondere con altrettanto amore. Possiamo conoscere la Sapienza divina per grazia; Gesù raggiunge ogni miseria per illuminarla di speranza. La nostra somiglianza con il Figlio è la chiave di accesso al Regno dei Cieli, dove siamo glorificati, come afferma Paolo.

Il santo patriarca Benedetto indica Cristo come punto di riferimento della vita monastica. Mantenere fisso lo sguardo su di Lui, perché è Gesù il centro di ogni monaco e monaca. È norma e conseguenza avere Cristo come regola di vita spirituale. Egli ripete più volte di non anteporre nulla all’amore di Cristo, con questa espressione vuole avvertirci che Gesù è il senso e lo scopo ultimo della nostra vita, il fondamento della nostra speranza. In Lui, con Lui e per Lui! Amen! L’assenso a questa acclamazione pone Cristo come principio e fine di ogni preghiera e azione.

Meditiamo:

  • Come realizzo nella mia vita il mio essere conforme all’immagine di Gesù?
  • Partecipo al disegno di salvezza pensato dal Padre per me?
  • Come vi partecipo?