Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 9,1-5)

Fratelli, dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. Essi sono Israeliti e hanno l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.

«Sono stato conquistato da Cristo e corro per conquistarlo» (Fil 3,12).

Possiamo conoscere Paolo dalla sue lettere, in cui parla della sua stessa vita per indirizzare molti cristiani disorientati da dottrine ostili alla fede cristiana. Egli diventa esempio della storia della salvezza che è frutto di un amore paziente e infinito di Colui che ci ha creato e redento.

Anche noi soffriamo per amore quando vediamo persone care che si lasciano sfuggire la vera gioia che potrebbero cogliere facilmente. Vivere la fede è gioia! Cosa possiamo fare? Attendere e continuare ad amare e pregare come fa Dio, paziente con noi, affinché la Parola del Vangelo conquisti i cuori.

Paolo è un esempio eloquente, appunto. Afferrato da Cristo, sente profondamente quanto sia rifiutato da parte del suo popolo. Gli sta a cuore la salvezza di Israele, tanto da essere disposto, come paradosso, a essere separato da Gesù, se questo servisse alla fede nella salvezza portata dal Figlio di Dio. Paolo enumera i motivi per cui ha tanta dedizione verso i suoi fratelli israeliti. L’adozione a figli esprime l’appartenenza di coloro che sono stati liberati dalla schiavitù dell’Egitto (Os 11,1).

La gloria è la presenza del Signore che ha accompagnato il popolo nel deserto, ha stretto alleanze con Abramo, Isacco, Giacobbe e con tutto il popolo al monte Sinai, ha stabilito il culto e la liturgia con cui Israele loda il Signore, mantenendo tutte le promesse che aveva loro fatte. Cristo, ebreo secondo la carne, è il punto di arrivo, ma la sua divinità non è stata riconosciuta.

Mentre, invece, Paolo dà una netta affermazione della sua fede a conclusione di questo passo: «egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli», concludendo con un Amen convinto e deciso.

Meditiamo:

  • Come diamo testimonianza di Cristo?
  • Nelle relazioni con gli altri temiamo di offendere la loro libertà nel testimoniare la nostra fede?
  • Abbiamo vergogna di essere credenti in Cristo e fedeli alla sua Chiesa?
  • Nel dialogo fra credenti e non credenti temiamo di parlare di Cristo Signore?