Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 12,1-2)
Fratelli, vi esorto, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.
Entrando nel mondo, Cristo dice: «Tu non hai voluto sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato» (Ebr 10,5). Questo versetto riprende il salmo 40, 7-9 «non hai chiesto olocausto e vittima per la colpa. Allora ho detto Allora ho detto: “Ecco, io vengo. Sul rotolo del libro di me è scritto, che io faccia il tuo volere”».
Paolo apre questo capitolo XII invitando i cristiani di allora e di oggi a vivere una religiosità con l’offerta della propria vita come culto spirituale. Rosanna Virgili ha scritto in proposito: «Fate di voi stessi il luogo e il tempo dove la grazia del Signore viene celebrata».
La Parola di Dio ci mostra come la fede nell’incarnazione sia fondamentale in vista della croce, sacrificio che rompeva tutti gli schemi precedenti con cui Dio si era rivelato.
Paolo spiega come realizzare questo sacrificio spirituale. Alla sequela di Cristo, come cristiani, dobbiamo lasciarci trasformare da Lui, dalla sua potenza. Nelle nostre attività quotidiane siamo chiamati a discernere e a lasciare spazio alla volontà del Padre per vivere la nostra condizione di figli amati e amanti di quel Regno che Lui ci ha preparato.
«Offri a Dio un sacrificio di lode» (sal 50,14). Compiere la sua volontà è il vero sacrificio, cioè il sacrificio di sé. Il Signore si incarna per insegnarci questa offerta, l’arte dell’amore, l’arte del saper fare di sé un dono; un atto liturgico che non compiamo nel tempio, ma nella vita quotidiana.
San Benedetto ci ha insegnato con la sua vita e poi con la sua Regola come imparare questa arte per combattere la ricerca di sé perché diventi dono di sé per la vita. La strada è la consegna di se stessi, fidarsi di Dio e della comunità.
Questa offerta o consegna viene espressa nella professione monastica e lo vediamo nell’importanza liturgica data da san Benedetto per l’accettazione dei fratelli in monastero al capitolo 58 della sua Regola.
Meditiamo:
– Penso alla mia vita come un atto liturgico, un’offerta a Dio in tutto quello che compio?
– Mi capita di conformarmi ancora alla mentalità mondana che non piace a Dio?
– Come cerco di discernere la volontà di Dio come sacrificio autentico di me?
O Spirito Santo, Anima dell’anima mia, io ti adoro: illuminami, guidami, fortificami, consolami, insegnami ciò che devo fare, dammi i tuoi ordini. Ti prometto di sottomettermi a tutto ciò che desideri da me e di accettare tutto ciò che permetterai mi accada: fammi solo conoscere la tua volontà. (card. Mercier
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